Nessuno sa esattamente quante siano le specie che popolano le acque di mari e oceani, però qualcuno ha fatto uno sforzo di immaginazione e ha stimato che possano essere persino 2 milioni. Ma se pensassimo che l’entità di questo patrimonio biologico sia una conseguenza dell’immenso spazio messo a disposizione delle distese d’acqua che coprono il 70% della Terra, saremmo in errore.
In realtà, la maggior parte degli abitanti del blu vive concentrato in una sottilissima fascia dove il mare incontra le terra (lungo le coste e nelle barriere coralline) o negli abissi più profondi, nel buio più assoluto, attorno a bollenti sorgenti termali. In queste zone, che tutte assieme rappresentano solamente l’1% dei mari, la vita cresce rigogliosa come in nessun altro luogo, che sia superficie emersa o distesa blu.
Questa distribuzione degli organismi marini fa sì che molte specie diverse si trovino a coesistere spesso in habitat molto limitati e a competere furiosamente per la sopravvivenza. Per questo si sono sviluppati un’infinita gamma di stratagemmi per avere la meglio sui propri concorrenti, prede e predatori.
Per vincere la battaglia quotidiana della vita, queste stupefacenti creature si sono evolute mettendo a punto un invidiabile arsenale di armi di difesa e di offesa, di meccanismi biochimici che ne migliorano l’efficienza e la possibilità di sopravvivere nell’ambiente circostante.
Alcune di queste molecole hanno già dato origine a farmaci in uso e molte altre sono in fase di sperimentazione.
Alcuni composti sono sotto i riflettori dei biochimici da anni, quali il manoalide, isolato dalla spugna Luffariella variabilis e alla base di alcuni antibiotici, o le manzamine (alcaloidi sempre derivati dalle spugne) che sembrano essere promettenti antimalarici…
Ma l’attività di ricerca più intensa viene dedicata a quelle molecole con attività (ormai acclarata o in fase di studio) antitumorale.
Ormai da decenni si conoscono le proprietà di molecole quali arabinosil adenina e arabinosil citosina, ottenute dallo studio delle spugne della specie Tethya cripta, dotate di una spiccata azione anticancro e impiegate nel trattamento della leucemia mielocitica acuta e del linfoma non-Hodgkin’s. Una lunga serie di altre molecole fanno invece ben sperare. La didemnina una proteina prodotta dal metabolismo del tunicato Trididemnum solidum viene già sperimentata a livello clinico nella lotta contro vari tipi di cancro quali quello della mammella, delle ovaie, della cervice, vari tumori del sistema nervoso e il cancro polmonare. Le psammapline estratte da alcune spugne verongidi sembrano promettere bene nella lotta contro la leucemia. La briostatina, isolata dal briozoo Bugula neritina, quarant’anni orsono, apre prospettive interessanti nella lotta contro leucemie, linfomi, melanomi, e tumori solidi… E la lista comprende ancora decine di molecole in varie fasi di studio.
E le alghe? Fanno parte del folto gruppo degli organismi marini interessanti per la medicina? Certamente. Rappresentano una tra le più ricche fonti di nuove scoperte anche se molte ancora da verificare. Appare probabile che da varie specie d’alga si possano ottenere sostanze in grado di curare la tubercolosi e antinfiammatori naturali efficaci contro l’artrite. Alcuni studi sembrano indicare una certa attività antitumorale (con bersaglio specifico il tumore alla mammella e indirettamente quello della cervice uterina, prevenendo il contagio da Papilloma virus) di alcuni zuccheri noti come carragenani e contenuti nelle alghe brune del kelp (appartenenti alla famiglia delle Laminariacee). I kahalalidi estratti dall’alga verde Bryopsis, nel corso dei test hanno dimostrato una certa selettività verso i tumori solidi e la possibilità di essere efficaci nella terapia del tumore del cervello neuroblastoma, mentre l’acido alginico sembra prevenire l’assorbimento di ioni radioattivi presenti nell’ambiente e potenzialmente cancerogeni.
Questo breve elenco è una minima parte, un piccolo scorcio della farmacia del mare. Si stima che la scienza abbia identificato soltanto il 10% delle specie marine esistenti… questo lascia immaginare quale sia l’enorme potenziale nascosto sotto le onde. La biodiversità marina ha un valore che l’uomo tende ancora a sottostimare ma che ogni giorno appare sempre più nella sua grandezza.
Bibliografia:
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